Camilla Fanelli Alfiere della Repubblica, da via Dei Missaglia al Palazzo del Quirinale

La ventunenne diventa Giovane Alfiere per la sua attività di allenatrice di pallavolo presso il carcere Sanquirico di Monza.

La ventunenne diventa Giovane Alfiere per la sua attività di allenatrice di pallavolo presso il carcere Sanquirico di Monza

di Laura Barsottini

Camilla Fanelli Alfiere della Repubblica premiata da Sergio Mattarella
Il presidente Sergio Mattarella con Camilla Aurora Fanelli

Da via Dei Missaglia, Municipio 5, al Palazzo del Quirinale, Roma. È l’avventura di Camilla Aurora Fanelli, ventunenne studentessa di Fisioterapia all’Università Statale di Milano, che il 15 maggio scorso è stata insignita del titolo di “Giovane Alfiere della Repubblica” dal Presidente Sergio Mattarella per la sua attività di allenatrice volontaria di pallavolo presso la Casa Circondariale Sanquirico di Monza.

La storia di Camilla Alfiere della Repubblica inizia tre anni fa, quando con il padre Francesco e la sorella maggiore Alice, ha deciso di rispondere affermativamente al progetto del Centro Sportivo Italiano -, “Liberi di giocare”. Da allora, ogni sabato mattina, si reca nel carcere di Monza e allena una squadra di volley formata da detenuti insieme a padre, sorella e altri due coach, Renata Natali e Alessandro Raimondi «I detenuti che compongono la squadra sono italiani e stranieri – racconta – tra i 30 e i 40 anni. Ma ci sono anche ragazzi della mia età. La cosa bellissima è che tutti hanno voglia di giocare al massimo!».

A coinvolgere Camilla è stato il padre, che «allenava già con Alice i ragazzi dell’Asd Samz della parrocchia Sant’Antonio Maria Zaccaria di via San Giacomo. Il Csi ha inviato una mail a tutti gli allenatori chiedendo chi fosse interessato all’iniziativa in carcere – continua Camilla -. e noi abbiamo subito aderito. All’inizio non credevo che ci avrebbero chiamato. Invece è andata così».

Il progetto “Liberi di giocare”

Il progetto del Csi – Comitato territoriale di Milano “Liberi di giocare” – che promuove la valenza educativa dello sport che in contesti difficili come le case circondariali – dal 2022 è nelle mani di Lucia Teormino. «Sono stata davvero felice che il Capo dello Stato abbia insignito Camilla con l’onorificenza di ‘Giovane alfiere della Repubblica – dice -.

Un riconoscimento meritato dopo tre anni di impegno e grande passione nel ruolo di allenatrice di una squadra di pallavolo che potremmo definire ‘originale e insolita’. Camilla è stata una delle tante anime del progetto ‘Liberi di Giocare’ che ha consentito a oltre 100 detenuti, calcolando i carceri di Monza e San Vittore, di praticare sport, e a oltre 400 atleti delle società Csi di vivere l’esperienza di giocare all’interno degli istituti penitenziari incontrando giovani detenuti.

Accanto a Camilla ci sono altri 30 istruttori che ogni settimana entrano nelle carceri testimoniando come lo sport possa essere un efficace strumento di riabilitazione o semplicemente un’occasione per vivere momenti di serenità a contatto col mondo esterno. Non a caso Camilla ha voluto condividere la sua gioia e il premio ricevuto dal Capo dello Stato con tutti gli altri allenatori Csi di Milano impegnati nel progetto ‘Liberi di giocare’».

Riguardo l’onorificenza di Giovane Alfiere della Repubblica Camilla, oltre che essere onorata, com’è ovvio, è ancora incredula: «Non avrei mai pensato che questa nostra attività potesse valere un’onorificenza tanto importante ma sono felice perché il progetto ‘Liberi di giocare’ – rimarca – è importante e deve essere conosciuto e incoraggiato».

Uno sport speciale Camilla

gioca a pallavolo da quando ha sette anni e allena la squadra di volley Samz. E proprio la pallavolo, a suo dire, è tra gli sport che più aiutano a stare bene: «È uno sport dinamico: a differenza di altri non è mai monotono, e aiuta più di altre discipline a coltivare il senso di squadra e a entrare in un’altra dimensione. Penso ai punti che si susseguono senza sosta fino alla fine – spiega Camilla –, non è proprio possibile che una partita di pallavolo finisca senza punti. Questo lo rende uno sport divertente, che aiuta a evadere dal quotidiano, nel quale c’è sempre modo di esultare insieme, da squadra, quando il punto lo si segna.

Oppure di rincuorare il compagno che non ci è arrivato, che magari ha sbagliato, quando il punto lo si subisce. Inoltre quest’esperienza mi ha fatto capire una cosa fondamentale, non strettamente legata allo sport: che una sola azione, un errore o una scelta sbagliata non sono e non devono essere sufficienti a definire una volta per tutte una persona e il suo valore. Se si sbaglia, è giusto pagare. Ma non per questo la persona perde il suo valore».

Ultimi articoli