Inchiesta Sanità – Nei municipi 4, 5 e 6 la Regione prevede nove presidi sociosanitari, attualmente però solo quello di via Gola ha quasi tutti i servizi attivi.
Lavori in corso in piazzale delle Bande Nere, via Baroni e in Macedonio Melloni. Il resto è tutto da realizzare. Previsti finanziamenti regionali per completare gli interventi
Di Silvia Sperandio

È corsa contro il tempo per aprire, entro la metà del prossimo anno, le Case di Comunità, occasione unica (e forse irripetibile) per rilanciare la sanità territoriale a Milano e a livello regionale. Sono 192 le strutture che Regione Lombardia ha in programma di realizzare con i fondi europei del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Infatti Bruxelles ha messo in campo oltre 2 miliardi di euro per la Missione 6 / Salute che prevede anche la creazione di Case di Comunità, a condizione che queste vengano aperte entro il 30 giugno 2026 e siano dotate dei requisiti previsti dal decreto ministeriale (DM 77/2022) che ha definito gli standard per l’assistenza territoriale.
Oltre a queste 192 strutture, sono in programma altre 24 Case di Comunità da finanziare con fondi regionali, per un totale di 216 Case di Comunità sul territorio lombardo. Ma di queste, in base agli accessi agli atti effettuati dai consiglieri di opposizione Pd Carlo Borghetti e Pierfrancesco Majorino, a giugno 2025, solo 142 sono state finora attivate (di cui 7 con risorse non europee).
Sulla tabella di marcia pesano soprattutto i ritardi delle Asst delle province di Milano: nella Città metropolitana sono in programma 65 Case di comunità, ma solo 37 (pari al 57%) sono state attivate, mentre 28 strutture non sono a oggi operative.
«Purtroppo, Regione Lombardia è più indietro rispetto al piano presentato nel 2022 da Letizia Moratti – dichiara Carlo Borghetti, capogruppo Dem in Commissione Sanità –: ci separano 10 mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026 e all’appello mancano 74 case di comunità in tutta la Lombardia, delle quali 28 nell’area di Milano. Francamente sembra difficile, a tutt’oggi, recuperare un tale gap, questo significa perdere fondi europei».
Cosa prevede il DM 77
Il DM 77 prevede che venga attivata una Casa di Comunità “hub” ogni 40-50mila abitanti, affinché tutti i cittadini possano accedere a strutture di prossimità per l’assistenza sociosanitaria e sanitaria non urgente: ogni Casa deve prevedere la presenza di medici 24 ore su 24 e di infermieri per 12 ore al giorno.
Tra i requisiti obbligatori anche ambulatori per la specialistica, in particolare per le patologie croniche, e inoltre: punto unico di accesso (Pua), punto prelievi, centro vaccinale, assistenza domiciliare e altri servizi.
Ma ad oggi, sottolinea il consigliere regionale Borghetti, «Solo 8 Case di comunità, in tutta la regione, ossia il 6% di quelle aperte, rispondono a tutti i requisiti obbligatori per legge. La carenza maggiore, nelle strutture già attive riguarda i medici di Medicina generale e gli infermieri: quattro Case su dieci non hanno nemmeno per un’ora alla settimana il medico di base. Inoltre, il 45% non offre alcun servizio di diagnostica, il 32% non ha integrazione con i servizi sociali e il 30% non ha un punto prelievi».
La situazione nel sud Milano
Distretto del Municipio 4 (Asst Fatebenefratelli – Sacco)

Iniziamo dal Municipio 4, dove è in arrivo una sola Casa di comunità per una popolazione di oltre 160mila abitanti (dunque un bacino d’utenza triplo rispetto a quello previsto dal DM 77). Poiché le strutture devono sorgere per legge in spazi pubblici, la programmazione è stata fatta da Regione, insieme con il Comune di Milano.
Tra le ipotesi iniziali c’era l’apertura di una Casa di comunità (non finanziata dal Pnrr) in via Oglio 18 in zona Corvetto, nella sede attuale del Distretto del Municipio 4, e inoltre la realizzazione di una Casa in via Taliedo, il cui progetto ultimativo però non è stato definito; infine, il Comune aveva proposto uno spazio in via Zama.
«Ad oggi l’unica Casa di Comunità finanziata con fondi del Pnrr – spiega Valeria Ferretti, dirigente medico del Distretto del Municipio 4 – verrà aperta in viale Piceno 60, in uno spazio attiguo all’ospedale Macedonio Melloni. Questa struttura – precisa Ferretti – sarà inaugurata entro aprile 2026 e ospiterà numerosi servizi. Oltre al Pua, punto unico di accesso, ci saranno gli ambulatori per la specialistica di base, il punto prelievi, un servizio di psicologia, la guardia medica operativa dalle 19 alle 24 nei giorni feriali e dalle 8 alle 24 durante il weekend.
Saranno inoltre attivi gli infermieri di comunità, il servizio di Scelta e revoca del medico di base, gli assistenti sociali e l’Adi (assistenza domiciliare), e infine la Casa di Comunità sarà il riferimento dell’Aggregazione funzionale territoriale dei medici di medicina generale.
Ospedale di Comunità
Sempre nel distretto 4, è prevista anche l’apertura di un Ospedale di Comunità con 15 posti letto: sorgerà in via Macedonio Melloni 52 e sarà a gestione prevalentemente infermieristica con la presenza del medico. Questa struttura costituirà un punto di giunzione tra ospedale e domicilio, per le persone dimesse che non possono effettuare a casa le cure necessarie».
Risultano ancora da finanziare con fondi regionali la realizzazione delle Case di Comunità di via Dei Cinquecento 19 e di via Salomone, angolo Bonfandini.
Distretto del Municipio 5 (Asst Santi Paolo e Carlo)
Due le prospettive individuate per le Case di Comunità in questa zona di Milano, spiega Stefania Boncinelli, direttrice del Distretto 5 che ha una popolazione di oltre 125mila abitanti.
La prima riguarda l’apertura di una Casa e di un Ospedale di comunità in via Ghini, area Ripamonti: «La progettazione per via Ghini è stata eseguita, ma a causa dei problemi di bonifica del terreno non si sono potuti prevedere finanziamenti europei del Pnrr.
In alternativa, la Regione ha appena varato un atto programmatico che prevede stanziamenti per la struttura di via Ghini. Questo consentirà di avviare i lavori, che dovrebbero iniziare nel 2026 per consentire una completa attivazione entro il 2030».
In passato c’era anche l’ipotesi di realizzare ex novo una Casa di Comunità in via De André, ma la progettazione non è mai partita. Ecco perché ora gli sforzi sono concentrati sull’implementazione della struttura che si trova in via Baroni 48, per far sì che venga presto riconosciuta a tutti gli effetti come Casa di Comunità.
Casa di comunità Baroni 48

«Stiamo lavorando alacremente per poter attivare, entro la fine del 2025, tutti i servizi previsti – spiega Boncinelli –: intanto è già stato trasferito il servizio vaccinale ed esiste un punto prelievi, accanto al poliambulatorio per le specialità di Cardiologia, Diabetologia, Ostetricia e Ginecologia, Fisioterapia, Fisiatria, Odontoiatria.
Nell’arco dei prossimi mesi verranno aperti altri ambulatori specialistici, mentre il servizio di Scelta e revoca partirà a breve. Entro l’estate – continua – porteremo in via Baroni il consultorio familiare di via Pietro Boifava. Inoltre entro fine anno dovrebbero essere aperti sia il Pua che i servizi destinati ai pazienti fragili e alla protesica. Tramite il Pua sarà possibile attivare l’Adi, assistenza domiciliare integrata. È imminente, infine, l’arrivo dell’équipe dell’Areu Sud Milano, destinata alle urgenze e agli esami a domicilio».
Per quanto riguarda i medici, prosegue Boncinelli: «Nel Distretto 5, rispetto ad altre zone di Milano, la situazione è sotto controllo. In via Baroni 48 è già presente la guardia medica, o continuità assistenziale, ed è attiva tutti i giorni feriali dalle 19 alle 24 e durante il weekend dalle 8 alle 24».
Quanto ai medici di famiglia, «Le due Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) garantiscono la presenza dei medici di medicina generale presso i propri studi».
Le criticità nel Municipio 5
Una criticità riguarda invece gli infermieri, oggi non presenti in via Baroni 48, ma «Con l’apertura del Pua è prevista l’assunzione di infermieri di comunità. In questo momento, le persone possono fare riferimento alla Casa di comunità di via Gola 22, che ha al suo interno personale infermieristico».
Oggi, infine, una parte della struttura di via Baroni è occupata dalla Misericordia. «In futuro, un eventuale trasferimento di tale attività in una sede vicina, sempre nell’ambito del Municipio 5, potrebbe consentire di avere qualche spazio in più, ad esempio per le attività ambulatoriali».
A proposito di via Baroni, il presidente del Municipio 5 Natale Carapellese afferma: «Come Municipio 5 nel corso degli ultimi due anni abbiamo avuto una positiva interlocuzione con Asst volta a migliorare e rafforzare i presidi e servizi sanitari di prossimità presenti nel Municipio. In questo senso condividiamo molto il rafforzamento di via Baroni 48 come ambulatorio e in prospettiva come offerta sempre maggiore di servizi decentrati».
«Ne abbiamo assoluto bisogno, prosegue il presidente, anche in considerazione dei tempi sempre troppo lunghi, per vedere la concreta realizzazione delle 2 Case di Comunità previste nel nostro territorio. Così è altrettanto importante ripetere, come lo scorso anno, l’esperienza delle vaccinazioni antinfluenzali.
Inoltre, la continua riduzione dei medici di base è molto più marcata e sentita dai cittadini in periferia e nella cerchia esterna alla 90/91: anche per questo, la riqualificazione e il rafforzamento di via Baroni 48 è molto importante».
Distretto del Municipio 6 (Asst Santi Paolo e Carlo)

Nel Distretto 6, spiega il direttore Vincenzo Ferro, sono presenti due Case di Comunità: la struttura di via Gola 22, finanziata con i fondi europei del Pnrr, e quella di piazzale Giovanni delle Bande Nere 3.
In via Gola 22 «Sono presenti tutti i servizi previsti dal DM77, dal Punto unico di accesso agli assistenti sociali, agli infermieri di comunità, all’attività specialistica con ambulatori di Ortopedia, Cardiologia, Diabetologia, Geriatria, Oculistica, Odontoiatria, Ostetricia e Ginecologia, Andrologia, Neurologia, Allergologia, Reumatologia, Riabilitazione fisica. È possibile eseguire prestazioni come ecografie, Rx ed è attivo un Centro per i disturbi alimentari, e un ambulatorio Holter pressorio e cardiaco.
Esistono inoltre degli sportelli Cup, due per la Scelta / Revoca del medico di base, un Punto prelievi, gli Infermieri di comunità per il Punto unico di accesso e gli ambulatori Adi, sia per attivazione che erogazione dell’assistenza domiciliare».
E i camici bianchi? «La guardia medica, ossia il servizio di Continuità assistenziale è attiva nei giorni feriali dalle 20 alle 24 e nel weekend dalle 9 alle 24. Invece, per i medici di Medicina generale, c’è un incaricato temporaneo appena laureato che può assolvere l’incarico per 15 ore settimanali. Infine, c’è un protocollo per cui assistenti sociali tutti i giorni vengono a integrare l’attività del Pua».
Peraltro, la struttura di via Gola è una delle quattordici Case in tutta la Lombardia che rispetta il requisito della presenza di medici 24 ore su 24 e infermieri 12 ore al giorno.
Casa di comunità di Bande Nere
La Casa di comunità di Bande Nere, invece, non risponde a tutti i requisiti obbligatori previsti dal DM77. «È la vecchia sede della Ats e non è strutturata come via Gola – osserva Vincenzo Ferro –. Attualmente mancano sia l’attività specialistica che il punto prelievi. Sono presenti invece il Pua, il servizio di Scelta e revoca del medico, quello di protesica e il centro vaccinale, tre ambulatori di Continuità assistenziale che hanno in media più di 2mila accessi mensili. In futuro, la casa di comunità ospiterà anche la Medicina legale».
Quanto ai dottori di famiglia, «C’è un medico incaricato temporaneo che oggi divide l’attività con il poliambulatorio sociosanitario territoriale di via Odazio 4, dove esistono 4 ambulatori nei quali sono operativi tre medici di medicina generale e un infermiere».
Infine, Regione Lombardia ha appena varato un atto programmatico che prevede lo stanziamento di fondi per una terza Casa di Comunità, che dovrebbe essere attivata in via della Ferrera (previa bonifica del terreno), sempre nel Municipio 6.
(Per ulteriori approfondimenti e aggiornamenti si veda il blog www.temasalute.it)
