L’Assessore Bertolè ha dichiarato “Basta ghetti in Chiesa Rossa” nella nostra intervista esclusiva, e i servizi sociali del Comune sono già al lavoro. Ma qual è il destino dei minori coinvolti? Ne parliamo nel nostro editoriale.
È possibile che nel 2025 nella nostra civile società vivano dei bambini talmente ai margini da non essere riconosciuti? È possibile che non vadano a scuola, non siano registrati all’anagrafe, vivano in condizioni più che precarie e possano infine scomparire?
La vicenda tragica dell’investimento di una signora avvenuta a Gratosoglio nel mese di agosto ha portato in evidenza diverse questioni. La prima e più importante è quella del valore della vita umana che non può essere così tragicamente troncata in una tranquilla mattina d’estate. Tutti infatti abbiamo diritto all’esistenza, come garantisce la nostra Costituzione e le principali norme e trattati internazionali.
I minori invisibili
E poi ci sono quattro bambini, fra i 9 e i 13 anni, che hanno cambiato, per sempre, la loro vita e quella dei familiari della signora De Astis. Quattro bambini di un gruppetto che era composto da un numero imprecisato, fra dieci o quindici altre creature che, col senno del poi, possiamo definire invisibili.
Che cosa sono i bambini invisibili? Sono bambini che sin dalla nascita non risultano da nessuna parte. Vite che partono così, nel silenzio, nell’indifferenza e che nell’oblìo, nella povertà, nel sudiciume, nella violenza, nelle situazioni ai margini, si dipanano fino al momento del botto. Allora, all’improvviso, tutti si accorgono di loro. Finché sono invisibili, si può fingere che non esistano. Non farsene carico, non approfondire, non indagare, non fare scelte pesanti con conseguenze per tutti.
C’è chi vede esclusivamente nella distruzione e nella dispersione, un superamento di ciò che è considerato, alla fine, solo un problema. Qui non c’è solo l’infanzia bruciata e l’omicidio stradale, qui c’è un gruppo di bambini non intercettabili, bambini che, una volta fuori dai radar delle forze dell’ordine, possono sparire in modi inimmaginabili. È mancato il contrasto al degrado, alla permanenza in una situazione di mancanza di igiene, fisica e mentale, che non dovrebbe essere sopportabile nel 2025.
I percorsi per il reinserimento sociale
I tre bambini che sono stati trasferiti in comunità e che hanno iniziato un percorso, a seguito del drammatico episodio, hanno davanti una prospettiva di vita. Gli altri minori, che sostavano in via Selvanesco, dove sono? Il pensiero ricorrente è che, a seguito di episodi delinquenziali e delle formule di riparazione in caso di intervento della giustizia, questi bambini, che non hanno avuto alcun tipo di trasferimento, dal loro contesto di crescita, relativo a valori sociali come solidarietà, onestà, responsabilità, cooperazione e rispetto, possano, solo così, avere una possibilità di riscatto.
Ma siamo di fronte ad un insieme di questioni sistemiche più ampie: povertà intergenerazionale, marginalizzazione sociale e divario tra la percezione pubblica e la realtà legale. Il percorso che attende i minori sarà lungo e difficile, così come la sfida che la società italiana dovrebbe affrontare per bilanciare il bisogno di sicurezza con il diritto fondamentale alla riabilitazione e a una seconda opportunità. L’efficacia del collocamento in comunità sarà il banco di prova per il sistema, determinando se l’intervento di tutela e rieducazione sarà in grado di spezzare il ciclo di illegalità che ha portato a questa tragedia.
Le responsabilità delle istituzioni
Ma la domanda iniziale resta: gli altri minori, che sostavano in via Selvanesco, dove sono? Una domanda cruda che investe di tragiche responsabilità le istituzioni, per il futuro non solo dei minori ma anche per la mancanza di interventi che riescano ad evitare altre morti di persone innocenti.

