,

Sara – La donna nell’ombra, miniserie del regista di Mare Fuori

In un inizio estate che avrebbe potuto facilmente rifugiarsi nei soliti copioni d’oltreoceano, fatti di adrenalina, esplosioni e cliché ben confezionati, la serialità italiana torna a sorprenderci con una proposta inaspettatamente solida e coerente. Sara - La donna nell’ombra, miniserie Netflix in sei episodi firmata da Carmine Elia, sceglie un approccio antitetico: essenziale, calibrato, intimista

Sara - La donna nell’ombra, miniserie del regista di Mare Fuori

In un inizio estate che avrebbe potuto facilmente rifugiarsi nei soliti copioni d’oltreoceano, fatti di adrenalina, esplosioni e cliché ben confezionati, la serialità italiana torna a sorprenderci con una proposta inaspettatamente solida e coerente. Sara – La donna nell’ombra, miniserie Netflix in sei episodi firmata da Carmine Elia, sceglie un approccio antitetico: essenziale, calibrato, intimista. Una Napoli finalmente decostruita dai suoi stereotipi più abusati fa da sfondo a un racconto poliziesco dove thriller, dramma familiare e spionaggio convergono con misura, evitando tanto la retorica quanto la spettacolarizzazione.

Una protagonista sfaccettata

Al centro della narrazione c’è Sara Morozzi, interpretata con profondità da Teresa Saponangelo: ex agente dei servizi segreti interni, schiva, razionale, addestrata a nascondersi. Una donna che ha imparato a vivere nel silenzio e nell’ombra, ma che viene costretta a riemergere per indagare sulla morte del figlio Giorgio. Inizia così un’indagine che attraversa il malaffare politico, i segreti di Stato e le crepe emotive di una protagonista che porta sul volto e nei gesti tutta la fragilità di chi è stato addestrato alla distanza affettiva.

Fondamentale per l’equilibrio della serie è la relazione tra Sara e Teresa, collega storica e oggi a capo dei servizi, interpretata da una Claudia Gerini convincente e misurata. Il loro rapporto, un tempo complice e ora sospeso tra conflitto e fiducia, regge buona parte dell’impalcatura narrativa e offre al pubblico un raro esempio di dualismo femminile complementare, giocato su registri opposti ma armonici. Sara chiede aiuto, Teresa risponde.

Ma a emergere non è solo l’amicizia: è l’eco di un mondo in cui l’intuizione femminile e la resilienza valgono quanto l’azione diretta. La regia di Elia, già forte dell’esperienza su Mare Fuori, è qui più sobria, quasi chirurgica: evita derive sensazionalistiche e lascia spazio ai tempi emotivi del racconto. Napoli, normalmente affollata di criminalità urlata e folklore esasperato, si fa asettica, razionale, quasi fredda – una scelta audace, che funziona. Il tono resta teso ma mai urlato, grazie anche a una fotografia cupa e coerentemente televisiva.

La trilogia de Le indagini di Sara

La serie si fonda sulla solida trilogia letteraria Le indagini di Sara di Maurizio de Giovanni, e questo si avverte: i personaggi sono stratificati, i dialoghi misurati, la tensione cresce progressivamente. Al di là del protagonismo delle due figure femminili, Sara riesce a tratteggiare anche ruoli maschili degni di nota. Carmine Recano (il commissario Massimiliano), Giacomo Giorgio (Ciro Musella) e Flavio Furno (l’ironico commissario Pardo) offrono interpretazioni precise, funzionali e talvolta ironiche, capaci di alleggerire i momenti di maggiore gravità senza mai scivolare nella parodia.

Da segnalare anche la prova di due veterani come Massimo Popolizio nel ruolo del gelido direttore Lembo e Antonio Gerardi, efficace politico ambiguo e viscido quanto basta. Il merito più grande della serie? Quello di non strafare. Di credere nel proprio impianto narrativo e nel potenziale umano dei suoi interpreti. Di raccontare il mondo dell’intelligence con credibilità senza cedere al glamour di certa serialità internazionale. Sara – La donna nell’ombra è un thriller in punta di piedi, un noir che respira. Ed è, soprattutto, una prova di maturità per la fiction italiana. Il tutto in sei episodi asciutti, ben dosati, con un finale che – senza spoiler – lascia ben sperare per una seconda stagione.

Un debutto riuscito, che sceglie la via dell’essenziale. E vince.

Ultimi articoli