Breve storia dell’inchiesta che oggi ha portato ai domiciliari il costruttore Catella, il progettista Pella, l’assessore Tancredi, gli architetti Scandurra e Marinoni e in carcere il costruttore Bezziccheri

Mano pesante del Gip Mattia Fiorentini che accoglie le richieste della Procura e dispone gli arresti domiciliari per falso, corruzione, dare o promettere utilità del costruttore Manfredi Catella (Coima), di Federico Pella (società di progettazione integrata J+S), dell’assessore Giancarlo Tancredi e degli architetti Alessandro Scandurra (membro Commissione Paesaggio) e Giuseppe Marinoni (presidente Commissione Paesaggio). Per il costruttore Andrea Bezziccheri (Bluestone) invece il Gip ha chiesto la custodia in carcere. A nulla sono valsi gli interrogatori e le memorie difensive presentate dagli indagati negli interrogatori della settimana scorsa, né le dimissioni dai loro ruoli operativi. Il Gip ha comunque disposto le misure cautelari, perché, evidentemente, ritiene possibile la fuga o l’inquinamento delle prove da parte degli indagati.
In attesa che a questo punto il Tribunale del Riesame si pronunci nelle prossime settimane per revocare o annullare le misure cautelari disposte dal Gip Fiorentini, è possibile azzardare delle prime parziali considerazioni sul terremoto giudiziario che ha colpito in queste ultime settimane.
I due momenti chiave
L’inchiesta dei Pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini, Maurizio Clerici e Tiziana Siciliano è riassumibile in due momenti chiave. Il primo produce i suoi effetti nel marzo del 2025 con gli arresti domiciliari di Giovanni Oggioni, ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia (Sue) di Milano ed ex vice presidente della Commissione per il Paesaggio. L’accusa è di corruzione, falso e depistaggio. Dopo questa prima scossa che provoca anche le dimissioni dell’assessore alla Casa Guido Bardelli (ne parliamo più avanti – Ndr). Il secondo momento chiave dell’inchiesta risale alle settimane scorse, con le richieste di arresto, confermate oggi dal Gip Fiorentini, di Catella, Bezziccheri, Pella, Tancredi, Scandurra e Marinoni e l’inserimento del sindaco Beppe Sala nel registro degli indagati.

Inchiesta mediatica, coincidenze e chat
Sin da subito l’inchiesta ha avuto una grande eco mediatica, come è nomale che sia, vista la rilevanza dei soggetti coinvolti e l’importanza della città. Esistono però delle coincidenze e delle azioni della Procura che fanno pensare all’esistenza di una strategia mediatica messa in atto dai Pm, a sostegno dell’impianto accusatorio.
Come ha fatto notare il consigliere comunale Daniele Nahum avvisi di garanzia e richieste di arresto sono arrivati sempre in coincidenza di passaggi politici cruciali per Palazzo Marino, come se il bersaglio grosso fosse la politica cittadina più che le questioni penali. L’arresto di Oggioni è avvenuto alla vigilia dell’approvazione in Parlamento in seconda lettura del cosiddetto Salva Milano, il provvedimento che avrebbe dovuto dare una interpretazione “autentica” su cosa si può fare e cosa non si può fare quando si procede con una riqualificazione, utilizzando lo strumento della Scia (sotto provo a spiegare cos’è – Ndr). Tema questo centrale, su cui si appoggia una parte rilevante dell’inchiesta della Procura. A seguito dell’indagine, il disegno di legge è stato ritirato, non appoggiata più neanche da Sala.
Le richieste di arresto della settimana scorsa giungono invece a pochi giorni dal dibattito calendarizzato in aula consiliare sulla vendita dello stadio, altro tema caldissimo della politica milanese. Confronto decisivo che quindi è stato spostato a settembre (ne parliamo più diffusamente più sotto – Ndr).
Un altro aspetto che fa pensare a una strategia è la modalità di diffusione dei contenuti delle intercettazioni da parte della Procura, che arrivano ai giornalisti prima che alla difesa dei soggetti indagati, ledendone i diritti fondamentali, e creando dall’oggi al domani il mostro da sbattere in prima pagina. In questo scenario il caso più eclatante è quello che ha riguardato l’assessore alla Casa Guido Bardelli, dimessosi nel marzo ’25, a seguito della pubblicazione di uno scambio di battute, svoltasi quando non era ancora a Palazzo Marino, in cui criticava il sindaco Sala. Niente di rilevante per le indagini – Bardelli non è stato neanche indagato – ma certamente un colpo per l’autorevolezza dell’amministrazione comunale.

Scia, permessi di costruire e piani particolareggiati
Una delle tesi dell’accusa nei confronti degli indagati, si basa sulla convinzione che esista un sistema, di cui farebbero parte componenti della Commissione per il Paesaggio, imprese, progettisti e soggetti dell’amministrazione comunale, creato al fine di favorire il rilascio di titoli edilizi “facili” e senza controlli per operazioni altamente speculative. In particolare ciò che viene contestato agli indagati è un uso spregiudicato o un abuso dello strumento edilizio della Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), regolamentata dalla legge regionale n. 12 del 2005. La Scia infatti, al contrario delle altre procedure urbanistiche che comportano un iter più lungo di confronto con il Comune, è una sorta di autocertificazione del progettista, che permette, in caso di interventi di “ristrutturazione edilizia”, “nuova costruzione” e “ristrutturazione urbanistica”, in assenza di osservazioni da parte del Comune, di procedere dopo 30 giorni con i lavori. La Scia, come gli altri titoli edilizi, deve essere coerente con le regole edilizie e il Pgt, i costruttori sono obbligati riconoscere al Comune un contributo di costruzione ma non è necessario produrre un Piano Particolareggiato di analisi dei servizi e dell’impatto delle nuove costruzioni.
Commissione Paesaggio, tutti amici o comitato d’affari?
La seconda gamba delle indagini della Procura sono le attività della Commissione Paesaggio, un organo tecnico-consultivo, composto da professionisti con esperienza nella tutela paesaggistico-ambientale, che esprime pareri obbligatori non vincolanti per il rilascio di autorizzazioni paesaggistiche. Secondo la Procura, nelle intercettazioni emerse e dalle parcelle riconosciute ad alcuni professionisti presenti in Commissione Paesaggio, si troverebbero le prove di corruzione. Ora, a prescindere dalla difficoltà della Procura di dimostrare l’esistenza del fatto corruttivo, che si basa sulla tesi che gli indagati si siano comportati nel seguente modo: “Io non faccio opposizione al tuo progetto e tu mi ricompensi affidandomi dei lavori o altre utilità”, ciò che emerge dalle intercettazioni è una trama di rapporti amichevoli e di ruoli sovrapposti tra i commissari, architetti e costruttori, che genera la ragionevole deduzione dell’esistenza di un gruppo chiuso, che disegna i destini dalla città, principalmente a proprio vantaggio.
Gli effetti delle indagini sulla città
Da un punto di vista economico gli effetti sulle città delle indagini della Procura sono stati in questi due anni enormi. A oggi risultano indagate dalla Procura 74 persone, sono stati posti sotto sequestro 3 cantieri, aperti fascicoli di indagine per altri 6 interventi edilizi e sono coinvolti a diverso titolo, perché citati dalle carte o parte di indagini precedenti, altri 42 cantieri. Si è di fatto fermata la programmazione urbanistica, secondo alcune stime, oltre ai cantieri oggetto di indagine, risultano bloccati alcune centinaia di interventi già pianificati, tra questi anche inteventi enormi, come quelli sugli scali. Questo determina minori incassi di oneri da parte del Comune, lo stallo dell’attività edilizia, uno dei volani dell’economia cittadina, un ulteriore aggravarsi della disponibilità di alloggi sul mercato, siano di lusso o per la classe media e popolare, così come degli studentati, con conseguente aumento dei costi per chi compra o cerca casa in affitto. Senza contare i problemi delle famiglie – circa 4.500 – che avevano iniziato a pagare o acquistato gli alloggi nei cantieri sequestrati o in altri i cui i titoli edilizi sono stati ritirati dal Comune, che sono senza casa, in attesa degli esiti dell’inchiesta.
Da un punto politico l’indagine ha indubbiamente indebolito l’attuale amministrazione, costringendo alle dimissioni due assessori (Bardelli e Tancredi), costringendo la coalizione a trovare un nuovo assessore all’Urbanistica (il quarto in tre anni), a mettere in dubbio 15 anni di urbanistica di centrosinistra e a ripensare quale azione politica mettere in atto per i rimanenti due anni scarsi di mandato. Il tutto sotto la scure costante della Procura.

La situazione dei cantieri nel sud Milano
La Procura ha aperto fascicoli o avviato indagini su diversi cantieri e progetti nella parte sud della città. Tra gli interventi avviati e prossimi alla conclusione vi sono l’area infrastrutture di Santa Giulia e il Villaggio Olimpico di Scalo Romana, entrambi parte di Milano-Cortina 2026. Milano City Village in via Tacito, un intervento immobiliare di viale Tibaldi, un altro in progettazione in via Salomone. E poi in via Tortona, via Gnocchi Viani, il progetto Porta Naviglio Grande in via Rosalba Carriere e infine Bosco Navigli, progettato dall’architetto Stefano Boeri. A questi vanno aggiunti i progetti denominati Porte di Milano, che nel sud Milano prevedono interventi nell’area Famagosta.
Rimangono da quantificare i numeri degli interventi non coinvolti nelle indagini ,ma comunque sospesi o oggetto di clamorosi dietro front. Emblematico il caso di Redo, che ha ritirato il progetto di riqualificazione di via Amidani, giunto faticosamente alle soglie della cantierizzazione, per ripartire da capo con un iter a “misura di Procura”, che lo preservasse da eventuali indagini. Sempre Redo, a causa di ritardi nelle autorizzazioni c, ha rinunciato ai finanziamenti del Pnrr per la realizzazione di tre studentati in città per 1.500 posti letto, uno dei quali doveva sorgere a Rogoredo, per 437 posti letto.

Il pasticciaccio di San Siro
Per quanto non oggetto di indagine, il futuro dello stadio di San Siro è un tema politico centrale, che riguarda da vicino anche il sud Milano e su cui il nostro giornale ha condotto una lunga campagna per denunciare il disastro ambientale che comporterebbe la dismissione del Meazza e la conseguente realizzazione degli stadi di Inter e Milan a San Donato e Rozzano.
Il 21 luglio il sindaco Beppe Sala durante il suo intervento in Consiglio comunale, a pochi giorni dalla notizia giuntagli via stampa del suo inserimento nel registro degli indagati, ha annunciato di voler posticipare a settembre il dibattito sulla vendita a Inter e Milan dello stadio Meazza e delle aree circostanti. Obiettivo del rinvio è compattare la propria maggioranza, dove la parte più “ambientalista” si oppone da mesi alla vendita del Meazza, al suo abbattimento e alla costruzione di un nuovo stadio. Una lotta interna da parte di alcuni consiglieri che sembra dimenticare che non vendere lo stadio a Inter e Milan significa costringere il Comune a riqualificare lo stadio (cifra stimata 400 milioni di euro), e, allo stesso tempo, spingere di due club a costruire ognuno il proprio stadio fuori Milano, magari proprio accanto all’Abbazia di Chiaravalle o a sud dell’Assago forum, come già avevano annunciato. Con il risultato di avere due impianti senza infrastrutture alle porte della città, portatori di un impatto ambientale enorme, e uno stadio di San Siro tristemente vuoto, buono solo per concerti.
