Intervista esclusiva. Flash mob “Luci sulla Palestina” presso l’ospedale S. Paolo

La sera del 2 ottobre, davanti all'ospedale San Paolo si è svolto un flash mobbing molto partecipato con diverse centinaia di cittadini, consiglieri dei Municipi 5 e 6, esponenti di comitati, sindacati, associazioni e partiti della zona innalzando le bandiere della Palestina. Risoluta la presenza e l'adesione di molti medici e infermieri in camice bianco.

Flash mobbing la sera del 2 ottobre: in 100 ospedali d’Italia per il popolo palestinese e per i 1.677 sanitari uccisi a Gaza

La sera del 2 ottobre, davanti all’ospedale San Paolo si è svolto un flash mobbing molto partecipato con diverse centinaia di cittadini, consiglieri dei Municipi 5 e 6, esponenti di comitati, sindacati, associazioni e partiti della zona innalzando le bandiere della Palestina. Risoluta la presenza e l’adesione di molti medici e infermieri in camice bianco.

Contemporaneamente, a Milano si tenevano affollatissimi presidi davanti agli ospedali Niguarda, Sacco, S. Carlo, Fatebenefratelli, Buzzi, Besta, S. Raffaele e Policlinico.

La dottoressa Sarah Caldiera fa parte dell’organizzazione del presidio presso l’Ospedale San Paolo e aderisce alla rete di sanitari che hanno promosso il “Digiuno Gaza“, in solidarietà della popolazione palestinese e per richiamare l’attenzione sulla situazione umanitaria a Gaza e nella Palestina tutta.

Dottoressa Sarah Caldiera, qual è l’obiettivo del flash mobbing Luci in Palestina?

«L’iniziativa ha come scopo quello di rendere omaggio ai nostri operatori e operatrici che sono morti nell’esercizio del loro lavoro andando a lavorare la mattina non sapendo se avrebbero trovato i familiari a casa al rientro e non sapendo se andando al lavoro avrebbero ritrovato in piedi e funzionante l’ospedale in cui erano impiegati» .

(Foto: a destra la dottoressa Sarah Caldiero)

Quanti sono i sanitari che hanno perso la vita a Gaza?

«Stando alle statistiche di tre settimane fa, sono 1.677, ma continuano a salire, e anche oggi il loro numero è cresciuto».

Come si svolge il flash mobbing?

«Davanti a tantissimi ospedali, vengono letti come in una staffetta a distanza i nomi dei colleghi uccisi: infermieri, medici, operatori sanitari in genere. In ogni regione vengono letti 100 nomi per riconoscerli e ricordarli uno per uno. In Italia siamo presenti nei 230 ospedali, e calcoliamo un’adesione di circa 20.000 sanitari».

Quali associazioni stanno partecipando?

«La nostra è un’iniziativa pacifica e apartitica per cui abbiamo chiesto a tutti di non esporre sigle, bandiere o simboli di partiti o associazioni. Ovviamente le ringraziamo tutte di cuore per il sostegno che ci offrono».

Un partecipante di madre lingua araba legge i nomi dei sanitari uccisi a Gaza.

Ci saranno ripercussioni?

«Non sappiamo quali saranno le ripercussioni, ma sentiamo che è nostro dovere esseri umani e, soprattutto in quanto sanitari, occuparci della tutela della vita di tutti. Ci impegniamo  affinché il focus ritorni sulla terribile situazione umanitaria che i palestinesi sono costretti a vivere, e soprattutto i Gazawi oggi».

Come annunciato dalla dottoressa Caldiera, un partecipante di madre lingua araba ha dato avvio alla lettura dei nomi di un centinaio di sanitari uccisi a Gaza. Allo stesso tempo centinaia di telefonini illuminavano l’ingresso e le rampe dell’ospedale. Quindi sono seguiti diversi interventi e testimonianze, conclusi con un lungo applauso. Il ringraziamento è andato alla direttrice sanitaria dell’ospedale che ha permesso lo svolgersi di questa iniziativa di fronte a un folto numero di partecipanti.

Bandiere palestinesi innalzate durante la lettura dei nomi dinnanzi all’ospedale San Paolo.

(Foto: Claudio Calerio)

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