Il negozio e laboratorio di via Corsico è meta di star e addetti ai lavori, che spesso partecipano a jam session e piccoli concerti organizzati dal proprietario e fondatore Daniele Fierro
In via Corsico 10, sul Naviglio Grande, Daniele Fierro ci apre le porte del suo mondo: il Jacaranda. Una liuteria che prende il nome da un legno pregiato brasiliano e dal famoso pub di Liverpool dove si trovavano i Fab4 prima di diventare i Beatles, e che oggi, dopo quasi 30 anni di storia, è diventata punto di riferimento per professionisti, appassionati e amatori, e per artisti internazionali.

Specializzata in chitarre e bassi elettrici realizzati artigianalmente, come pure in restauro e riparazioni, al Jacaranda non ci si “limita” a fare strumenti di alta gamma, ma si organizzano anche piccoli concerti: «C’è tutto lo spazio aperto sulla strada dove si creano belle atmosfere – spiega Fierro, con convinzione –. La musica crea comunità ed è al servizio di tutti. L’idea era creare un luogo per generare nuovi dialoghi tra le persone, tra i musicisti, nuove forme di incontro e credere di esserci riuscito è per me un vero orgoglio».

Daniele, come è iniziata la tua avventura?
«Oggi a Milano c’è la scuola civica di via Noto che ha formato i miei collaboratori e tanti ragazzi che sono passati da qui con borse di studio o tirocini. Io ho fatto un percorso diverso: sono stato quattro anni a bottega da un liutaio che costruiva strumenti classici, perché nell’82, quando ho iniziato, non c’erano scuole. Sulle chitarre elettriche invece mi sono specializzato da solo, studiando e sperimentando».
Sting come è arrivato a suonare con un tuo basso?

«Questa è stata proprio una bella avventura e soddisfazione.
Sting non è mai venuto qui di persona. A volte fa il testimonial in eventi di beneficenza, donando gli strumenti realizzati per lui. Io ho creato un basso che è arrivato fino a lui.
Quando l’ha avuto tra le mani ha deciso di tenerselo e di portarlo in tour.
Allora mi chiesero di rifarne uno identico per l’evento di beneficenza».
Anche Saturnino è di casa…
«Saturnino è un “cliente” di quando abbiamo aperto. Qua vicino c’era la società Sole e Luna di Jovanotti.
Venne a sistemare il suo basso nuovo, di una buona marca ma con dei problemi.
Mi diede mano libera e rimase molto soddisfatto. Da allora è sempre qui».

Avete avuto tra le mani anche strumenti che hanno fatto la storia della musica.

«Sì. In questo periodo abbiamo in manutenzione un bouzouki greco usato anche in dischi di De Andrè, di Mauro Pagani, famoso produttore della PFM, dei Muse e dei Police.
È emozionante avere tra le mani strumenti rari.
Spesso arrivano musicisti per riparazioni, che si mettono a suonare. Il caso molto bello è quello di Sananda Maitreya, noto fino a un po’ di anni fa con il nome di Terence Trent D’Arby, che vive a Milano, uno che ha venduto giusto qualche milione di dischi.
Ha quattro strumenti fatti qui ed è il tipo che quando arriva si siede, prova una chitarra e suona per un’ora».
Chi viene nel tuo negozio-laboratorio?
«È una clientela estremamente eterogenea: si va dalle mamme che chiedono informazioni per i figli, agli appassionati, fino ai musicisti professionisti, alle star e a chi lavora dietro le quinte della produzione musicale o nelle tournée. Non mancano artisti stranieri di passaggio e incontri curiosi legati a lavori urgenti. Un giorno abbiamo visto Simon Le Bon e John Taylor dei Duran Duran che guardavano la vetrina, ma poi sono scappati, inseguiti dai fan. Vengono spesso anche musicisti di grande talento, anche se non professionisti. In generale, quelli che arrivano qui, sono clienti esigenti, sanno bene cosa vogliono».
Che relazione hai con il quartiere?
«È la mia zona. Certo da Expo è molto cambiata. Era popolata di botteghe e locali come il Grillo Parlante e le Scimmie, dove suonavano musicisti famosi, che vedevamo passare con la chitarra a spalla e poi andavamo ad ascoltarli la sera. Per questo volevamo stare qui e questo spazio ci ha dato quest’opportunità. Ai tempi fu una scelta coraggiosa, anche se per me è stata naturale, perché da queste parti sono cresciuto».

