Via Barabino: dalla paura alla partecipazione, un nuovo centro per il quartiere.

Sabato 4 ottobre è stato presentato il nuovo centro di accoglienza per senza tetto dotato di spazi per la cittadinanza, associazioni e comitati, con l'obiettivo di attivare il quartiere e dare dignità agli ospiti.

Sabato 4 ottobre è stato presentato il nuovo centro di accoglienza per senza tetto dotato di spazi per la cittadinanza, associazioni e comitati, con l’obiettivo di attivare il quartiere e dare dignità agli ospiti.

di Alberto Sanna

Serata di presentazione del nuovo centro di Via Barabino – foto di Alberto Sanna

Via Barabino: dalla paura alla partecipazione, un nuovo centro per il quartiere.

Per settimane sui social erano circolate voci allarmanti: il nuovo centro di via Barabino sarebbe diventato un enorme dormitorio per centinaia di senza tetto. La realtà è ben diversa: spazi per la cittadinanza, associazioni e comitati, con l’obiettivo di attivare il quartiere e dare dignità agli ospiti.

Sabato 4 ottobre alla presenza delle istituzioni, associazioni e singoli cittadini, c’è stata la presentazione del nuovo centro di accoglienza per senza tetto. Un progetto che ha superato le paure.

Infatti, il centro, frutto di un percorso di coprogettazione con il terzo settore e sostenuto dai fondi europei del PNRR (circa 700 mila euro di finanziamenti), è stato concepito come una “stazione di posta”: non solo un luogo di accoglienza temporanea, ma uno spazio capace di generare relazioni, attivare risorse e costruire percorsi individualizzati. I lavori di sistemazione e recupero degli spazi sono ormai conclusi, sono in arrivo gli arredi e l’apertura operativa è prevista nelle prossime settimane.

Come ha spiegato l’assessore al Welfare Lamberto Bertolè, la differenza rispetto al passato è sostanziale. «Le persone che accoglieremo qui non sono numeri da gestire, ma uomini con cui costruire progetti di riscatto. Non vogliamo fermarci all’assistenza immediata: questo centro deve essere un punto di partenza per tornare a una vita autonoma», ha dichiarato Bertolè.

Un approccio attento alla dignità individuale

Qualità al posto della quantità, perché il centro ospiterà 30 uomini, non centinaia come temuto, e lo farà con un approccio attento alla dignità individuale. Ogni ospite avrà un progetto su misura, con il sostegno di operatori specializzati.

Il presidente del Municipio 4, Stefano Bianco, ha sottolineato come la scelta di ridurre i numeri rappresenti un atto di responsabilità: «Si privilegia la qualità rispetto alla quantità, con la convinzione che queste persone meritino attenzione, ascolto e percorsi di reale riscatto. Allo stesso tempo, gli spazi saranno aperti al quartiere, così che anche cittadini e associazioni possano viverli e animarli».

Un centro aperto a cittadini e associazioni

La vera rivoluzione virtuosa di questo centro è che sarà aperto al quartiere.

Durante la giornata, il centro sarà a disposizione della cittadinanza, ospitando associazioni, incontri culturali, laboratori e momenti di quartiere. In questa prospettiva, il ruolo delle realtà locali diventa cruciale.

Uno dei momenti della visita dei cittadini al centro di Via Barabino – foto di Alberto Sanna

L’assessore Marco Cormio ha spiegato che il Municipio ha già avviato i primi contatti tra i gestori, le parrocchie e le associazioni della zona: «Il quartiere deve percepire questa struttura come una risorsa. Anche gli ospiti potranno diventare parte attiva, ad esempio collaborando per la cura della via o partecipando ad altre attività utili al territorio».

Il nuovo centro si inserisce in una rete cittadina più ampia, che ogni notte accoglie a Milano oltre 7.000 persone in varie strutture, tra minori, donne vittime di violenza, anziani, disabili e nuclei in emergenza abitativa. Via Barabino non è quindi un esperimento isolato, ma un tassello di un sistema che mira a garantire sicurezza, inclusione e diritti fondamentali a chi vive situazioni di marginalità.

Uno spazio che appartiene al quartiere

Certo, le resistenze non sono mancate. La notizia dell’apertura aveva generato paure e polemiche. Ma la trasparenza e il coinvolgimento della comunità sono la risposta scelta dalle istituzioni: incontri pubblici, informazione diffusa e collaborazione con i cittadini saranno fondamentali per trasformare il pregiudizio in consapevolezza.

Il messaggio che arriva da via Barabino è chiaro: non un luogo nascosto né un dormitorio di massa, ma uno spazio che appartiene al quartiere, che unisce accoglienza e cittadinanza attiva, offrendo ai più fragili una possibilità di riscatto e alla città, al Corvetto, nuove occasioni di incontro e crescita.

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